Backroom

Può essere mai che il Signore abbia messo in terra un’intera generazione apposta per farla morire nell’ininfluenza, come se non fosse mai esistita?”


Il protagonista di questa storia nasce negli anni ’90 quando tutti hanno fiducia nel futuro, tranne lui.

I genitori si sforzano di capirlo, ma in fondo si vergognano di quel figlio che riempie quaderni in una lingua sconosciuta, che rifiuta il contatto fisico, che disprezza le persone, che ha crisi di rabbia violente. L’unico luogo in cui si sente bene è “La Stanza”, spazio mentale abitato da voci, in cui nessun altro può avere accesso. Ama la Televisione come una madre e considera la Rete un’entità vivente, l’unica possibilità di salvezza per l’umanità.
Con la fine del millennio finisce a lavorare per una piattaforma come moderatore di contenuti, ogni giorno guarda centinaia di video di violenze e orrori, con il sacro compito di “salvare internet”, come recita ossessivamente lo slogan aziendale. È una discesa negli abissi dell’umanità, dalla quale riemerge con una missione finalmente degna di lui: salvare la sua generazione riportandola negli anni ’90.

Attorno a lui si radunano sempre più millennial disillusi, spaventati dal presente e privi di futuro. Si isolano in un vecchio baglio siciliano, e costruiscono una comunità dove il tempo si è fermato di cui lui è il centro assoluto. Anche lì, però, qualcosa rischia di incrinare il suo equilibrio.

Un romanzo nella visione e nello stile inconfondibili di una delle scrittrici più amate dei nostri anni che non racconta solo una generazione, ma lo spirito del tempo, quello che ci inchioda alla fine delle speranze, e che pure ci illude, ancora, di poter modificare la realtà.

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